Appello per la Cultura, il resoconto del primo incontro

Una sintesi delle proposte dei firmatari scaturite dall'incontro del 22 aprile 2018 al Teatro Flaiano di Roma

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a cura del Direttivo.

Lo scorso 22 Aprile 2018 presso il Teatro Flaiano si è svolto il primo incontro dei firmatari dell’Appello per la Cultura lanciato da Marina Valensise a ridosso delle Elezioni 2018 (e che potete leggere a questo link).

ASSOLIRICA è intervenuta all’incontro, rappresentata da Chiara Osella, per portare un contributo legato all’importanza di ripartire dall’educazione scolastica come primo passo verso una rinascita culturale del nostro Paese.

Potete leggere interamente il nostro intervento al seguente link: Appello per la Cultura.

A seguito dell’incontro del 22 Aprile, i Promotori dell’Appello per la Cultura ci hanno inviato un resoconto che condividiamo con voi:


 

di Marina Valensise

Cari Amici,

eccovi una sintesi di alcuni proposte scaturite dal primo incontro dei firmatari dell’Appello per la Cultura, domenica 22 aprile, al Teatro Flaiano di Roma.

Turismo cinese. A fronte dell’arrivo nei prossimi anni di un milione e mezzo di turisti cinesi con alto tasso di spesa, sarebbe utile comunicare la singolarità del nostro patrimonio per attrarre questa nuova platea, facendo appello alle imprese che investono in Cina e in Estremo Oriente, proponendo loro un’agenda e un ricettario condivisi.

Palazzo Butera. Il capolavoro del barocco siciliano, acquistato e restaurato da una coppia di mecenati milanesi, diventa una casa museo e rilancia la città Palermo. L’arte contemporanea aiuta a contrastare l’abbandono dell’Italia da parte dei giovani, a condizione di dialogare col mondo esterno e di attivare le nuove tecnologie in un circuito virtuoso, evitando che diventino distopiche e inegualitarie, per farne invece una piattaforma internazionale di integrazione
civile.

Costituire un gruppo di pressione, coinvolgendo altri soggetti istituzionali, per monitorare l’attività legislativa.

Rilanciare l’accessibilità fisica alla cultura, all’arte, allo spettacolo, difendendo la legge che ha introdotto nella scuola italiana l’insegnante di sostegno per gli alunni disabili.

Puntare sulla musica per educare al rispetto dell’altro, rendendo obbligatorio l’insegnamento musicale nelle nostre scuole, a condizione di affidarlo a docenti specializzati, introducendo il test di valutazione per i docenti, e rafforzando l’alternanza scuola-lavoro nei licei musicali.

Incoraggiare la raccolta dei dati sui tesori negletti dei vari territori per costituire un’anagrafe dei luoghi abbandonati, cercando una sponda nel FAI e nel Touring Club per incrociare meglio domanda e offerta, per incoraggiare la sinergia pubblico-privati; agire a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica.

Aprire un dominio, creare un sito e pubblicare un blog per favorire la testimonianza diretta nei territori e incoraggiare la contaminazione tra ambiti diversi.

Introdurre la trasversalità nei bilanci delle istituzioni pubbliche, e prevedere una percentuale da destinare alla cultura, secondo il modello di Agenda 21 nell’ambito dello sviluppo sostenibile (chi investe nella costruzione di un ospedale dovrà progettare una piccola biblioteca al suo interno).

Programmare l’accesso ai Fondi Strutturali europei 2020 applicando gradualmente il principio di condizionalità riservata alla cultura: per ottenere i fondi, l’ente pubblico dovrà rispettare le norme fiscali e contabili, quelle in materia di edilizia, conformemente all’ordinamento superiore, e destinare una quota di risorse alla cultura.

Richiedere la semplificazione dei bandi europei per estenderne la fruizione.

Suddividere i Ministeri non per tema, ma per problemi, introducendo deleghe diverse e senza portafoglio in uno stesso Ministero: per i rapporti e il coordinamento con un altro a partire da un progetto specifico (Mibact – Miur per la musica nelle scuole; Mibact – Mise per la creazione di sinergie tra pubblico e privati).

Aumentare la percentuale di fondi pubblici trasferiti dallo Stato agli enti locali (oggi al 40 per cento circa), con specifici capitoli di bilancio.

Coordinarsi con la rete dei Comuni virtuosi per attivare controllo dei costi e razionalizzazione della spesa.

Incrementare la digitalizzazione dei servizi pubblici, per favorirne la condivisione in una stessa area.

Incoraggiare anche nei comuni la trasversalità dei bilanci e il principio di condizionalità (sempre graduale), con quote riservate alla cultura.

Sostenere le associazioni culturali, permettendo loro di fare cassa attraverso eventi culturali. Includere le associazioni e alle scuole nella scelta di gemellaggio coi comuni europei e relativa partecipazione.

Qualificare la spesa culturale come investimenti anziché consumi.

Restituire alla scuola la sua funzione pedagogico-civile ripristinando il rigore sin dalle elementari.

Puntare sull’educazione al bello, favorendo la scoperta dei musei e dell’arte contemporanea negli studenti della scuola media con esercitazioni pratiche e il coinvolgimento dei privati.

In vista delle prossime elezioni europee, impegnare i partiti a battersi per programmare l’erogazione dei fondi strutturali europei dopo il 2020 condizionandola anche alla valorizzazione del patrimonio e della cultura.

Incrementare i rapporti tra i vertici dell’Ue e gli enti locali e assicurarne la continuità con una serie di progetti pilota, fondati per esempio sulla riqualificazione del Sud Italia sulla scorta
dell’esperienza di Palermo, capitale della cultura 2018.

Raddoppiare le forze unendosi a altre associazioni (Paganini Festival, Paganini Day, Manifesto per la sostenibilità culturale; il Movimento per i diritti culturali).

Dedicare alla cultura una rete della Rai; estendere la detrazione fiscale ai privati che investano in cultura; trasformare l’art bonus in un bonus per la cultura.

 

 

I promotori dell’Appello per la cultura