A che cosa serve un’Opera Lirica?

Se un bimbo di otto anni ci rivolgesse questa domanda, sapremmo rispondere? Proviamo.

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di Marco Tutino.

A che cosa serve un’Opera Lirica?
Se un bimbo, poniamo, di otto anni ci rivolgesse questa domanda, sapremmo rispondere? Proviamo.

Il mondo può non essere quello che sembra.

Anche se ti alzi la mattina, vai a scuola, mangi, giochi, guardi la televisione; oppure lavori, mangi, fai del giardinaggio, guardi la televisione, il mondo non è necessariamente così come tu lo vedi.

Stai attento, stiamo attenti: tra le pieghe delle ore che passano, c’è sempre un conto che non torna.

Un’ombra, un pensiero, un’emozione. Un dolore.

Un timore.

Le cose non sono, necessariamente, come si presentano. Addirittura, alle volte, non sono quando sembrano essere. Altre, sono quando sembrano non essere.

Ci sono mondi che esistono a nostra insaputa, che si nascondono, che vivono sottotraccia.

Amore e PsicheIn genere, ci dicono più verità di quelli che invece ci è dato quotidianamente e immediatamente di sperimentare.

Di questi mondi, ogni tanto, si occupa l’Arte, e aguzza gli occhi per noi; quando gli va, un romanzo cerca di farci notare cosa ci è sfuggito, un quadro che visione abbiamo tralasciato di percepire, una scultura che corpo si cela sotto le forme più apparenti.

Il canto ci racconta cosa possiamo sentire, che non abbiamo sentito. Che cosa sentiamo, che non avremmo dovuto sentire.

Credevi che fosse strana, indecifrabile, inspiegabile, quella sensazione di  struggimento ?
Pensavi che non ci fosse una ragione, per quel piccolo arresto cardiaco? E quella improvvisa malinconia? E quell’ assurda emozione, quel freddo, quel brivido?

Certo, normalmente non si canta. Ma non vogliamo raccontare cose normali; vogliamo appunto parlare assieme di ciò che, normalmente, non vediamo.

Ci serve un linguaggio anormale, altrimenti si fa confusione.

Ma anche a Sanremo si canta; non c’è bisogno di farlo in un Teatro, con tutte quelle cose attorno, e tutti quei costumi, e con quel modo così innaturale di emettere suoni……

Già. Questa è una giusta obiezione.

Leon SpilliaertVediamo: forse non sai, non sappiamo, che sensazione incredibile sia la voce pura, non passata attraverso filtri elettronici, trasformata in segnali digitali, rielaborata e restituita alle nostre orecchie.

Fateci caso, state attenti: bisogna andare nei luoghi dove questo può accadere; non va bene una stanza, non va bene uno stadio.

Quella vibrazione che parte da una gola umana,  quell’energia diretta che da lì viene assolutamente verso di te, trasportata solo dall’aria che anche tu respiri; quel suono che rimbalza sulle pareti di legno, quella forza, quella fatica, quel grido: di tutto questo c’è bisogno per raccontarti storie che sprofondano così lontane nella memoria dell’umanità, che tanto ci vuole per farle risalire.

Credete, non c’è cosa più straordinaria di una voce educata a cantare, che ci canti di quel mondo così rimosso, così negletto, così temuto, così eversivo, così inspiegabile e antico come quello dei sentimenti; non c’è assolutamente altro modo che l’uomo abbia inventato per dire cosa sia – cosa veramente sia –  un abbandono, un tradimento, una pulsione sessuale, un’amicizia, un odio, la morte.

Per ricostruire il mondo invisibile delle emozioni, e dargli senso, dignità, valore, abbiamo bisogno dell’Opera Lirica. Abbiamo bisogno, naturalmente, di inventarci sempre l’Opera che ci serve per le cose che abbiamo da raccontare, e che man mano che il tempo passa, sono sempre diverse e di più.

Ma possiamo farlo, io credo, solo così: in un teatro, con una storia, con la musica, con la voce. Senza la televisione.

Per questo, per tutte queste ragioni, e per altre più private, ho deciso tanti anni fa che sarei diventato un compositore d’Opera. Per questo, ho accettato di lavorare in un Teatro Lirico e di contribuire alla possibilità di allestire Opere nel miglior modo che mi riesca di fare, in un mondo che dimentica troppo velocemente, e che non si preoccupa del futuro.

Non so se sono stato chiaro, se sono riuscito a spiegarmi.

Se sapessi cantare (quanto mi piacerebbe), ve lo canterei.

 


Per chi avesse voglia di approfondire il pensiero dell’autore, consigliamo la lettura del testo:
“Il mestiere dell’aria che vibra” di Marco Tutino


Le prossime opere in scena di Marco Tutino:

“La Ciociara” dal Teatro Lirico di Cagliari giovedì 18 gennaio alle 21.15 su Rai5

Teatro Carlo Felice di Genova, “Miseria e nobiltà”, febbraio 2018 

Teatro di Kiel, “Falscher Verrat”, novembre 2018


 

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